Ripristino

II calcestruzzo è senza dubbio un materiale largamente usato in edilizia, grazie alla sua economicità, facilità e velocità di messa in opera, tuttavia, il tema da sempre discusso è la durabilità dei manufatti in cemento armato. Il calcestruzzo subisce l'azione aggressiva di elementi provenienti dall'ambiente esterno che, combinandosi tra loro, possono causare danni notevoli; un approccio razionale con il degrado sarà quindi indispensabile per un’attenta selezione di prodotti e metodi di lavorazione. Elenchiamo di seguito le cause del degrado delle strutture in cemento armato.

LA CATTIVA ESECUZIONE

La più diffusa causa di degrado in Italia è la cattiva qualità nella esecuzione: getti non curati, eccesso di acqua negli impasti, vibratura assente o insufficiente, riprese di getto malcurate, copriferro insufficiente, armature troppo fitte, forme che agevolano il ristagno di elementi aggressivi quali assenza di gocciolatoi ecc.

IL GELO E DISGELO

L’ingresso dell’acqua nel calcestruzzo, in particolare per le zone frequentemente sature di umidità (parti orizzontali come cornicioni, frontalini ecc) provoca, in caso di disgelo, un rigonfiamento interno del calcestruzzo. Può evidenziarsi con la comparsa di fessurazioni sulla superficie generando una disgregazione progressiva.

GLI AGENTI AGGRESSIVI

Sono presenti nell’ambiente e possono penetrare nel calcestruzzo provocando corrosione dei ferri, rigonfiamenti, formazione di efflorescenze (cloruri e solfati nell’acqua di mare e nell’aerosol marino, sale per il disgelo, acque sotterranee, prodotti chimici ecc).

L’ANIDRIDE CARBONICA

Presente nell’aria reagisce con la calce del cemento generando il così detto processo di carbonatazione. Questa reazione inizia in superficie per progredire lentamente verso l’interno del calcestruzzo (20 mm di profondità di carbonatazione dopo 25 anni per un calcestruzzo corrente). Questa reazione abbassa il pH del calcestruzzo a dei valori inferiori a 9 da un pH iniziale pari a 12-13, causando la corrosione delle armature inizialmente protette dalla elevata alcalinità del cemento nuovo.

LA CORROSIONE

Le armature del calcestruzzo, ammalorate per l’azione combinata della carbonatazione e dei cloruri penetrati all’interno del calcestruzzo, provocano l’ossidazione dei ferri con conseguente aumento di volume; quest’ultimo provoca un degrado più o meno generalizzato.

IL RIPRISTINO SI PUÒ DEFINIRE:

Corticale: si riferisce al ripristino di aree non portanti che non compromettono la stabilità delle strutture e che riguardano solamente le zone superficiali.
Strutturale: si riferisce al ripristino di aree degradate che contribuiscono direttamente sulla stabilità della struttura (degrado di elementi strutturali con degrado generalizzato, anche in profondità) Il prodotto scelto dovrà restaurare la forma del calcestruzzo e migliorarne le resistenze (entro i limiti definiti da uno studio specialistico).

Lo studio delle zone da riparare deve definire lo spessore medio del calcestruzzo da ripristinare, la superficie delle zone da riprendere e la loro localizzazione all’interno dell’opera, valutandone le difficoltà di accesso.
La scelta del prodotto pertanto dovrà essere effettuata sulla base di 3 criteri: 
• Adesione
• Resistenza meccanica
• Spessore di applicazione

La conoscenza delle aggressioni che agiscono sulla struttura, inoltre, permette di selezionare i prodotti offrendo il massimo della durabilità nei confronti dell’ambiente circostante: acqua di mare, cicli di gelo o disgelo ecc. La conoscenza della localizzazione dell’intervento (es. zona urbana, ambiente aggressivo….) ci permette di scegliere il metodo d’applicazione più duraturo.

Saint-Gobain Weber proporne le soluzioni webertec, una gamma completa ed affidabile per fissare, ripristinare e rasare con semplicità. Un corretto ripristino protegge bene le armature con prodotti dotati di elevata alcalinità, impermeabilità e resistenza alla carbonatazione e utilizzando prodotti a basso modulo elastico per essere compatibili con i supporti già indeboliti.

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